La 24h di Le Mans in Slot Car

24h Le Mans Slot Car GasgoRing

La riproduzione fedele della 24h di Le Mans in Slot Car creata da un gruppo di appassionati modellisti dell’Associazione Modellismo e Storia di Pontassieve.

Quando andate a Model Expo Italy di Verona, se capitate nel padiglione 12 (ci dovete capitare altrimenti avete buttato i soldi del biglietto!), nei pressi della grande vasca per gli spettacoli acquatici e battaglie navali, noterete un cumulo di persone di ogni età con uno strano sorriso fanciullesco e contagioso: sono i visitatori dello spazio dedicato all’Associazione Modellismo e Storia di Pontassieve.

Il gruppo di modellisti, tra le decine di modelli navali e aeronautici esposti, di cui parleremo successivamente, presenta uno stand con un diorama della 24h di Le Mans in slot car. La pista, grande circa 6m x 6 permette di far gareggiare contemporaneamente 4 persone. Ovviamente il tutto supervisionato dai pazienti modellisti che hanno il loro bel da fare a tenere a bada l’entusiasmo dei più giovani con il pollice pesante sulla leva che non vogliono mai rallentare in curva!

Autodromo GasgoRing

Per i meno ferrati in materia, se non avete ancora capito cosa siano le slot car, sono quelle macchinette elettriche che “hanno due linguette di rame sotto il fondo” a contatto di una pista con binari elettrificati a bassa tensione. In Italia vengono associate nell’immaginario collettivo al brand Polistil che negli anni ’70 e ’80 diviene famoso per la commercializzazione delle piste per macchinine elettriche, per tanti anni il regalo di Natale più ambito dei bambini… e anche di qualche papà! E’ bello oggi constatare che nell’epoca in cui l’intelligenza artificiale si insinua ovunque, le slot car sono rimaste come una volta! Fascino immutato e divertimento assicurato!

I 100 anni della 24h di Le Mans e la vittoria Ferrari

Nel 2023 si è disputata la 100esima edizione della famosa gara endurance 24 ore di Le Mans. Caso vuole, la Ferrari dopo 50 anni di assenza dalla categoria regina, la Hypercar (ex prototipi), torna a partecipare alla competizione permettendosi di vincerla! Ora per chi non fosse appassionato di corse automobilistiche, la 24h di Le Mans potrebbe essere una gara come tante altre e una vittoria potrebbe avere la valenza di tante altre, ma non è così.

C’è chi dice che vincere Le Mans valga come vincere l’intero mondiale ed in effetti, in pochi sanno che nel 2023 Toyota si aggiudica il mondiale WEC (World Endurance Championship), ma tutti sanno che la Ferrari ha vinto la 100esima edizione di Le Mans! Ciò che è accaduto nel 2023 è qualcosa che va di diritto nei libri di scuola del motorsport e nei testi di antologia motoristica di ogni tempo. La Ferrari che dal 2007 non riesce a vincere un mondiale di Formula 1, torna a Le Mans e al primo tentativo azzecca la vittoria e, ciliegina sulla torta, pure la pole position! Beh! Diciamo che se qualcuno avesse scommesso nel 2023 sul vincitore della 100esima edizione di Le Mans, difficilmente avrebbe puntato su Ferrari (chiedere a Toyota e Porsche…).

La Ferrari 499P #51 vincitrice della 100th 24h Le Mans esposta al Museo Ferrari di Maranello. Da notare ancora lo sporco e i segni della battaglia in pista!

Per farla breve, lo straordinario evento offre lo spunto ai creativi modellisti di celebrare la storica competizione costruendo un diorama permanente del circuito della Sarthre con una parte della lunghissima linea dei box. Dovete assolutamente vederlo dal vivo! Il lungo rettilineo con le auto schierate davanti ai box e tutto il paddock al seguito è qualcosa di straordinario. Non manca nessuno, piloti, meccanici, team manager, fotografi, ladyes, forze dell’ordine e ovviamente i tifosi. Tutto in scala 1:32.

Per ovvi motivi pratici il diorama non poteva essere costruito riproducendo la gara appena conclusa, ma dato che molte case produttrici di slot car hanno nei loro cataloghi modelli di auto che hanno corso a Le Mans nel 1970, i modellisti scelgono quell’anno come riferimento. La loro scelta tiene anche conto dell’importanza storica che riveste la gara nel 1970. Un anno storico per Le Mans che vede uno scontro epocale tra Ferrari e Porsche nel contendersi il titolo di regina delle gare di durata e che in quell’occasione, fu vinto da Porsche per la prima volta. Come a dire “oggi a me, domani a te”.

La pista e i modelli della 24h di Le Mans in slot car

La pista, manco a dirlo, è una base Polistil da 4 corsie, in scala 1:32. L’originale vecchia pista di Le Mans aveva una lunghissima linea dei box costituita da 11 blocchi da 5 garage ciascuno, per un totale di 55 auto, intervallati da piccoli edifici “tecnici” tra cui la centrale dei vigili del fuoco e il grande edificio direttivo centrale. Per contenere le dimensioni in questa scala, sono stati realizzati solo 4 blocchi contraddistinti dalle lettere K, L, N e O per lo più destinati a Ferrari 512 e Porsche 917, oltre agli edifici tecnici. Data la grande quantità di dettagli, il lavoro è ancora in corso e la manutenzione è continua.

L’autodromo, chiamato “GasgoRing”, ha anche un sistema di cronometraggio dei giri di ogni corsia e automobile permettendo di simulare una reale gara di durata.

La galleria fotografica della pista 24h Le Mans 1970 “GasgoRing”

Il progetto della pista e la ricostruzione storica sono opera di Massimo Conti (un vero e proprio artista, guardate il suo profilo Insta) ma all’intera realizzazione hanno collaborato tanti soci quali Gianfranco Palmieri, Riccardo Focacci, Giorgio Dettori, Marco Santini, Marco Bencini, Leonardo Barbieri, Andrea Quercioli, Marco e Giorgio Bertagnini.

Gran parte dei modellini di auto arriva dalla notevole collezione di Giorgio Dettori e in generale, sono tutti relativi all’edizione del giugno 1970. Porsche 917 LH LangHeck (2x), Porsche 917 K (4x), Porsche 908 LH (1x), Porsche 908 Flunder (1x), Porsche 911 (2x), Ferrari 512 CodaLunga (8x), Ferrari 512 Berlinetta (2x), Ferrari 512 Spider (1x) tutte di marca Fly e una Porsche 914 della SRC. In seguito arriveranno anche 4x Alfa Romeo 33, una Chevrolet Corvette, un’altra Porsche 911 e chi più ne ha più ne metta. Molti modellini hanno poi dettagli fatti a mano e si possono tranquillamente definire pezzi unici. Dovete sapere che Massimo li realizza con stampa in 3D rifinendoli con vernice e decals identiche ai soggetti originali.

Conobbi Giorgio nel 2024 in occasione della prima presentazione del diorama. Persona affabile, sempre disponibile e veramente esperto in materia, ricordo mi mostrò la sua Panoz Esperante rifatta da lui nella colorazione originale dell’auto. Un colore più unico che raro cangiante, difficilissimo da riprodurre.

Panoz Esperante riprodotta da Giorgio nel colore originale.

L’intervista di Slotcar Dude

Quest’anno tornando a salutare Giorgio e tutto il gruppo è stata l’occasione per conoscere anche Nicolas Karres alias Slotcar Dude. Nicolas è uno YouTuber austriaco appassionato in slot car rimasto anche lui affascinato dal GasgoRing della 24h di Le Mans non ha potuto fare a meno di intervistare il buon Giorgio.

Giorgio Dettori e Nicolas Karres (Slotcar Dude)

Ho avuto la fortuna di assistere all’intervista che potete trovare all’interno del video pubblicato da Nicolas e che riposto qui sotto.

Spero di rivedere presto il simpatico Nicolas che sicuramente seguirò sul suo canale YouTube. Slotcar Dude è un vero specializzato nel settore e fa sempre un sacco di post interessanti. Keep in touch Dude!

L’Associazione Modellismo & Storia DLF di Pontassieve (FI)

I modellisti della GasgoRing fanno parte dell’Associazione Modellismo & Storia DLF Pontassieve in provincia di Firenze. L’associazione si occupa di ricreare modelli di ogni tipo (navale, aeronautico, automobilistico, ferroviario) seguendo la storia del modello e riproducendolo più fedelmente possibile al reale originale. I modellisti quindi non solo si occupano della realizzazione degli esemplari ma soprattutto effettuano ricerche storiche su quello che era il pezzo originale quando fu costruito. La maniacalità e precisione la si può vedere nel diorama della 24h di Le Mans in slot car ma soprattutto nei loro modelli navali che trovate esposti che vengono regolarmente manovrati in acqua.

La galleria fotografica dei modelli navali esposti

Ringraziamenti e Link

Ora tocca a me ringraziare per la bella esperienza che mi ha portato scoprire le slot car o forse dovrei dire “ri-scoprire. La vecchia pista Polistil continua ad essere viva e vedere il volto delle persone, grandi e piccoli mentre giocano è stata veramente una bella sensazione che infonde speranza. Non solo cellulare quindi per questi bambini, ma papà e figli insieme attenti a non uscire di pista! Le macchinine della pista elettrica hanno ancora il loro fascino intramontabile che è riuscito a stare al passo coi tempi senza subire un’evoluzione tecnologica tale da essere snaturate nella loro semplicità e manualità. Quindi grazie Massimo, grazie Giorgio e grazie Nicolas. Ci si vede presto, col dito sempre pronto sul comando!

Associazione Modellismo & Storia DLF Pontassieve official web site

Massimo Conti on Instagram @gasgomax

Giorgio Dettori on Facebook @jons.pampus

Slotcar Dude on Instagram @slotcardude68

Slotcar Dude on YouTube @slotcardude68

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Matchbox Racing Car Transporter

Ovvero il camioncino che trasportava le auto da corsa anni ’60

La storia

La storia del Matchbox Major Pack n° M-6 “Racing Car Transporter” affonda le sue radici nei primi anni ’60, quando la britannica Lesney Products decise di ampliare la gamma dei propri modellini con la linea “Major Pack”, dedicata a veicoli di dimensioni o funzioni più complesse rispetto alla classica serie 1-75. Introdotto intorno al 1965, il Racing Car Transporter si distingueva per la possibilità di caricare ben due auto da corsa all’interno del vano posteriore, grazie alla rampa apribile e a un ponte mobile che permetteva di suddividere uno spazio interno studiato appositamente.

Belle grafiche e rampa mobile.

Il Design

Il design assolutamente accattivante, con livrea verde e loghi BP (il famoso “benzinaio” negli anni ’60 aveva il proprio marchio ovunque si parlasse di motorsport), richiamava l’atmosfera delle grandi competizioni automobilistiche dell’epoca. Sulle fiancate, infatti, venivano riportati i nomi di circuiti iconici come Le Mans, Sebring, Silverstone e Nürburgring (gia che c’erano cosa costava mettere anche Monza!), vere e proprie cattedrali della velocità. Questo dettaglio fece sognare intere generazioni di bambini (e appassionati) che immaginavano di portare la propria macchinina da corsa a gareggiare sui più prestigiosi tracciati internazionali.

La grafica con i normi dei circuiti.

Il modellino era di buona fattura, in scala 1:54, realistico nelle proporzioni e realizzato in Zamac con dettagli per nulla banali quali i sei posti in cabina, il ponte interno basculante per il caricamento di due automobili ma soprattutto il tettuccio della cabina e del furgone trasparenti che permettevano di vedere l’auto trasportata all’interno. Una vera sciccheria!

Oltre alla cabina di guida, si poteva vedere l’auto trasportata.

Le Versioni

Il vano porta auto con il ponte sollevato.

Il camioncino fu prodotto in due versioni dal 1965 al 1969. La prima con numero telaio M-6 venne commercializzata dal 1965 al 1966, ma molto probabilmente presentava il problema della rampa posteriore che si apriva troppo facilmente durante il gioco (lo so perché mi è capitato!) con il rischio di perdere per strada tutto il prezioso carico di auto da corsa. Insomma, un vero e proprio dramma per un bambino che doveva portare a Le Mans tutto il suo team! Per questo motivo, molto probabilmente, la Matchbox venne incontro ai piccoli team manager facendo la modifica che troviamo nella seconda versione siglata K-5 prodotta dal 1967 al 1969. Il modellino ora presenta una piccola estensione al ponte che passa attraverso la rampa la quale ha un piccolo intaglio al centro. L’ ingegnosa modifica salvava capre e cavoli bloccando il ponte ed evitando che la rampa cadesse. I bambini ora sono felici e possono affrontare i weekend di gara con assoluta serenità!

Il fondo con il nome del modello e la versione M-6

Il Team al completo!

Ho scoperto per caso questo modellino. Galeotto fu un video social di un appassionato spagnolo che lo mostrava mentre cercava di farci stare dentro la sua Lotus Type 49. La combinazione era vincente e mi ha subito colpito. Proprio ciò che cercavo per valorizzare quella che secondo ma è una delle più belle Main Line Hot Wheels di sempre, ovvero la Lotus Type 49 del 1967, in particolare quella con il numero #5 di Jim Clark. Ogni modello valorizza l’altro sembrando fatti apposta per stare insieme e con la numero #4 il team è al completo! Penso di essere stato fortunato a trovare on-line un modellino tenuto in maniera ottimale ad un prezzo decente. Oltretutto è la prima versione M-6 molto più rara della K-5. Il “Racing Car Transporter” è di diritto uno dei mie pezzi preferiti che riesce a strapparmi un sorriso compiaciuto ogni volta che lo rivedo.

Il Matchbox Racing Car Transporter con le due Lotus Type 49 del 1967. Il team è completo!

La galleria fotografica del Racing Car Transporter

La Linea “Major Pack” di Matchbox

La linea “Major Pack” è molto apprezzata tra i collezionisti e ricca di altri modellini molto interessanti. Doveroso segnalare tra i più ricercati i due modelli più iconici: il Volkswagen Camper, designato come n. 34 che catturava l’essenza del classico furgone Volkswagen, simbolo di libertà e avventura e il Milk Float, numerato come n. 21 che rappresentava i tradizionali furgoncini per la consegna del latte, comuni nelle strade britanniche dell’epoca.

Volkswagen Camper con le porte apribili.

Questi furgoncini non erano solo giocattoli, ma riflettevano fedelmente i veicoli reali, permettendo ai bambini di immergersi in giochi di ruolo realistici. Oggi, questi modellini sono molto ricercati dai collezionisti per il loro design dettagliato e il valore nostalgico.

Il Milk Float

La galleria fotografica di alcuni dei “Major Pack”

Fonti e Riferimenti

Matchbox Wiki Fandom

La Linea Major Pack di Matchbox

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Alfa Romeo 33 Stradale blu del Conte Agusta

Vi siete mai chiesti quale sia l’auto più bella del mondo? Per molti non c’è dubbio: è italiana, ed è un’Alfa Romeo. Stiamo parlando della leggendaria Alfa Romeo 33 Stradale del 1967, una hypercar, nata ben prima che esistesse la parola “hypercar”. Con proporzioni perfette e un design straordinario, questa vettura è ancora oggi studiata dai progettisti di tutto il mondo come riferimento per la creazione di nuove opere d’arte su quattro ruote (chiedere al Museo Alfa). Se volete ammirarla dal vivo, potete farlo al Museo Alfa Romeo di Arese, dove è esposto l’esemplare che fece il suo debutto ufficiale in occasione del Gran Premio di Monza del 1967. L’Alfa 33 Stradale è considerata la Gioconda dell’automobilismo: un autentico capolavoro, unico e irripetibile.

Alfa Romeo 33 Stradale esposta al Museo Storico Alfa Romeo di Arese.

L’Alfa 33 Stradale in colore Blu Reale

Un modello di questa vettura meriterebbe un articolo intero (che magari scriverò in futuro), ma oggi voglio soffermarmi su un esemplare in particolare: la 33 Stradale commissionata e personalizzata dal Conte Corrado Agusta.

Il Conte Corrado Agusta con la sua nuova Alfa Romeo 33 Stradale colore Blu Reale.

Oltre a essere straordinariamente bella, questa vettura è anche estremamente rara. L’Alfa Romeo 33 Stradale venne prodotta in soli 18 esemplari tra il 1967 e il 1969, e ognuno presentava leggere differenze estetiche o di finitura. Le varianti più evidenti riguardavano l’impianto di illuminazione, disponibile con due o quattro fari, e il tergicristallo, che poteva essere incernierato in alto o in basso. Anche gli interni avevano differenti livelli di finitura, spesso personalizzati in base alle richieste del cliente.

Tra tutte le unità realizzate, quella più unica e particolare fu proprio quella acquistata dal Conte Corrado Agusta, figura di spicco nel mondo industriale oltre che presidente della Agusta Elicotteri, oggi parte del gruppo Leonardo.

Retro de Alfa 33 Stradale blu.

Mentre 17 dei 18 esemplari prodotti furono verniciati nel classico Rosso Alfa 501, simbolo delle vetture da corsa della casa del Biscione, il Conte Agusta volle distinguersi ordinando l’unica 33 Stradale in Blu Reale. Il suo esemplare, identificato dal numero di telaio 750.33.111, non si limitava solo a una colorazione esclusiva, ma presentava anche una serie di dettagli personalizzati. Tra questi, sedili ispirati a quelli utilizzati sugli elicotteri della sua azienda, cinture di sicurezza di tipo Volvo, un portacenere (!) e un impianto frenante con doppio servocomando, pensato per migliorare la modulabilità della frenata.

L’Alfa 33 Stradale blu completamente aperta.

Il restauro

Per anni non si seppe più nulla della macchina, fino a quando venne acquistata da un collezionista giapponese che, probabilmente ignaro della sua particolarità, la fece riverniciare in rosso, uniformandola agli altri esemplari della serie.

Fortunatamente, l’auto è tornata in Europa ed è stata acquistata dal collezionista svizzero Egon Zweimüller, che ha avviato un restauro completo di 5.000 ore per riportarla al suo originale splendore Blu Reale.

Questo esemplare esclusivo avrebbe dovuto essere tra i protagonisti del Pebble Beach Concours d’Elegance del 2021, in occasione delle celebrazioni per i 110 anni di Alfa Romeo. Tuttavia, l’evento venne rinviato a causa della pandemia, e la vettura non ebbe l’occasione di sfilare davanti al pubblico.

Potete vedere il video della presentazione del collezionista dal suo canale YouTube.

La riproduzione della Laudoracing

Vi starete chiedendo perché oggi parlo della 33 Stradale del Conte Agusta. L’auto, senza dubbio, lo merita, e il Conte stesso sarebbe degno di un libro intero, essendo un uomo dai gusti raffinati e un grande amante della velocità in tutte le sue forme.

Laudoracing, celebre azienda specializzata nella produzione di modellini delle più iconiche auto italiane, ha realizzato una fedele riproduzione in resina dell’Alfa Romeo 33 Stradale Blu Reale commissionata dal Conte nel 1967.

Elegante e dettagliata, interamente in resina, questa miniatura cattura alla perfezione l’essenza dell’esemplare originale, naturalmente targato VArese!

Fonti e link

Jeby’s Blog

ItaliaOnRoad

Tiny Cars

Auto.it

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Le Hot Wheels

Hot Wheels Store

Garage Hot Wheels & MatchBox – Archivio OnLine

Modellismo – Il perché e il per come

Chi non ne ha mai avuta almeno una nella vita? Ma sapete perché le Hot Wheels sono diventate così famose? Perché sono veloci! Si. Esattamente. Voi le spingete e loro sono velocissime! Acquistano subito velocità e la mantengono a lungo perché hanno un basso coefficiente di attrito. Ecco il motivo principale per cui le Hot Wheels sono diventate ricercatissime da tutti i bambini del mondo. Il resto poi è arrivato da sé. Coloratissime, robuste, esagerate, a volte rispecchiano un modello di auto reale in commercio, altre invece assurde e completamente di fantasia. Le Hot Wheels hanno anche saputo conquistare il cuore dei collezionisti adulti. Molto probabilmente quelle stesse persone che da bambini giocavano lanciandole a tutta velocità.

Nissan Skyline GT-R (BCNR33) Grafica Godzilla
Nissan Skyline GT-R (BCNR33) Grafica Godzilla

Semplici macchinine in ferro e plastica che tutti noi abbiamo tenuto in mano almeno una volta nella vita. Non hanno i dettagli spettacolari dei modelli fatti a mano in scala 1:18 ma non per questo sono banali.

Ovviamente la loro fabbricazione non è particolarmente elaborata e l’assemblaggio avviene con pochissime parti. Questo tipo di produzione di modellini è appunto detta Die-Cast, in questo caso in scala 1:64 (la più famosa e venduta ma ci potrebbero essere anche altre scale più o meno piccole). Una calotta in ferro, una base di plastica, nel mezzo un velo di plastica trasparente a simulare i cristalli e la macchinina è fatta! Assemblata con sicurezza attraverso una doppia punzonatura è a prova di muro e dei più ripidi scivoli condominiali, dove generazioni di bambini si sono sfidati a chi la faceva correre più veloce e più lontano. La semplicità vince sempre!

Dettaglio Nissan Skyline GT-R Godzilla
Dettaglio Nissan Skyline GT-R Godzilla

Di macchinine Die-Cast se ne possono trovare svariate in commercio, di tutte le marche e con qualità e particolari che differiscono leggermente le une dalle altre, ma quelle che da sempre attirano la mia attenzione sono proprio le Hot Wheels.

Qualche mese fa, in un centro commerciale, per caso me ne sono capitate in mano un paio (non sono ironico è andata veramente così). Non ho saputo resistere alla tentazione di metterle nel carrello! Come si fa a lasciare lì una meravigliosa Alfa Romeo GTV 3.0 V6 (quella col motore del geniale Busso!) e una prorompente Pagani Zonda R, entrambe con colorazione racing? Favolose a dir poco. Sospirando tra me e me mi sono detto “Le avessi avute da bambino queste due, le avrei fatte vincere sempre!”.

Ed è proprio stato come tornare bambino. La mia mente ha subito pensato a quella santa donna di mia nonna. A quante volte l’ho fatta ammattire chiedendogli sempre una macchinina nuova. Me ne avrà prese a centinaia. Mi voleva un bene dell’anima! Purtroppo di tutto quel patrimonio di felicità sono rimasti solo qualche macchinina, le altre regalate da mia madre ai figli delle amiche con la scusa che tanto io ero grande e non ci giocavo più. Infatti. Si vede! Sono tornato a ricomprarle da adulto! Oddio… adulto…

Comunque, su due cose non si discute, io amavo mia nonna (a prescindere che mi comprasse le macchinine o meno) ed io adoro le macchinine!

Ora però non le tengo in uno scatolone in balia di chiunque ma restano custodite tutte gelosamente nel loro blister, senza aprirle e non per questo godo meno! Anche se qualcuna la compro giusto per il gusto di aprire la scatola e customizzarla…

Ma il mondo delle Hot Wheels è veramente molto di più di quello che si possa immaginare.

Hot Wheels Shark Bite
Hot Wheels Shark Bite

Dove si comprano le Hot Wheels?

Le Hot Wheels si possono trovare un po’ ovunque nei centri commerciali, negozi di giocattoli di ogni genere o anche nei negozi specializzati per mamme e neonati. In qualsiasi paese le potete trovare nelle edicole, nei supermercati e anche discount. Insomma, buttate l’occhio in giro e troverete facilmente un cestone o un espositore pieno di blister di macchinine. La maggior parte sono vendute in blister singoli ma è possibile trovare anche confezione da 3, 5 o 10 macchinine selezionate a tema.

Il prezzo per una singola, può variare a secondo del negozio dai 2 ai 4 euro circa (ho detto circa!). Online se ne possono trovare di tutti i prezzi, se sono rare o modelli molto ricercarti il prezzo sale e potrebbe arrivare anche a qualche decina di euro.

Se non vi bastasse, c’è sempre lo Store Ufficiale Mattel in cui trovare tutti i brand o quello più specifico per collezionisti Mattel Creations.

Quali tipi di Hot Wheels ci sono?

Tantissime da perderci la testa! Possiamo però riassumere in due macro categorie: le Main Line e le Premium.

Le Main Line sono le automobiline vendute in blister singolo. Hot Wheels, brand di proprietà Mattel, ne produce una serie di 250 esemplari annuali acquistando i diritti dalle rispettive case automobilistiche e sponsor riprodotti. Ogni anno vengono rinnovate nei colori ed aggiunti modelli nuovi inediti. Sono le classiche macchinine che abbiamo avuto in mano da bambino. Sono ancora così, con le ruote in plastica, scocca in zamac, verniciatura “standard” e decals. Possono essere più o meno rare e ricercate a seconda dei modelli. Per esempio è possibile trovare in blister le Treasure Hunt (TH) e le Super Treasure Hunt (STH).

Nissan Skyline GT-R (BCNR33) Grafica Godzilla MAIN LINE
Nissan Skyline GT-R (BCNR33) Grafica Godzilla MAIN LINE

Le Premium, sono i giochi dei grandi! Le si trovano principalmente nei negozi di modellismo, online, ma con un po’ di fortuna le potete trovare anche in qualche centro commerciale e discount in generale. Il tutto sta alla discrezione del negozio e soprattutto bisogna avere la fortuna che non sia passato qualche collezionista a farne incetta prima di voi! Le premium sono solitamente modelli più ricercati e possono avere particolari più dettagliati, per esempio cofano e porte apribili. La vernice potrebbe essere in Spectraflame, la famosa vernice brillante e lucida che rende il modellino un vero gioiellino. Hanno ruote in vera gomma e molto spesso con la linea rossa (Red Line appunto) sulla spalla del pneumatico. Ce n’è per tutti i gusti a volte anche abbinate ai camion bisarca con i relativi sponsor di gara. Uno spettacolo!

Fast & Furious Pack PREMIUM LINE
Fast & Furious Pack PREMIUM LINE

Come leggere la confezione di Hot Wheels?

In italia e nel resto del mondo arrivano per la maggior parte in blister “corti” dette appunto “Short Tail”. Negli Stati Uniti vengono invece vendute in blister lungo detto “Long Tail”. Cambia la lunghezza del blister ma l’immagine stampata e soprattutto la macchinina sono identiche.

Hot Wheels Layin'lowrider esempio fronte blister
Hot Wheels Layin’lowrider esempio fronte blister

Ogni macchinina fa parte di una serie tematica e di questa è indicato il numero interno progressivo. Lo si può vedere sul fronte della confezione. Stampato in basso a destra il nome della serie, per esempio “HW SLAMMED” e più in alto “3/5”, ovvero la numero 3 di 5.

Hot Wheels Layin'lowrider esempio retro blister
Hot Wheels Layin’lowrider esempio retro blister

Dietro la confezione possiamo notare dei codici di cui uno univoco che determina la macchinina all’interno del mondo Hot Wheels (es: HWG78). Possiamo anche notare una descrizione con l’anno di collezione di cui fa riferimento il modello e alcuni disegni che vanno sempre guardati. Infatti le piccole Hot Wheels possono riservare delle sorprese e non sempre sono quello che sembrano. Qualcuna può avere qualche caratteristica molto particolare, sopratutto le fantasy. Possiamo trovare per esempio macchinine che sono porta chiavi, apribottiglie, dadi da gioco, porta carte o soldi. Insomma la fantasia degli ingegneri Mattel non ha limiti!

Hot Wheels Brutonator (stappabottiglie)
Hot Wheels Brutonator (stappabottiglie)
Hot Wheels Coupe Clip (portachiavi)
Hot Wheels Coupe Clip (portachiavi)

Quali sono le Hot Wheels rare?

Come da bambini cercavamo di finire l’album delle figurine dei calciatori e puntualmente c’erano le figurine più rare, anche per le Hot Wheels esiste lo stesso concetto. Fanno parte delle Main Line ed hanno un nome molto evocativo: le Treasure Hunt e le Super Treasure Hunt, ovvero “Caccia al Tesoro” e “Super Caccia al Tesoro”.

Le Treasure Hunt (in breve TH) hanno un simbolo circolare di una fiamma sulla carrozzeria dell’auto e lo stesso simbolo di fiamma argentata all’interno del blister della macchinina. La loro produzione è limitata.

Le Super Treasure Hunt (in breve STH), hanno la scritta TH sulla carrozzeria dell’auto, le ruote in vera gomma, la vernice Spectraflame e il simbolo di un fiamma dorata all’interno del blister. Ovviamente le STH sono molto più rare delle TH.

Oltre alle TH e STH ci sono poi un’infinità di versioni speciali che si possono trovare online nello store di Mattel. Alcune sono vendute solo in preordine ai collezionisti facenti parte del Red Line Club. Per poterne fare parte è sufficiente iscriversi annualmente al costo di 10$.

Le mie Hot Wheels

Ovviamente quando il numero di macchinine aumenta è necessario un sistema di catalogo preciso e io cosa faccio l’informatico a fare?!

Archivio Elenco Hot Wheels e Matchbox

Link Utili

Il sito FanDom con tutte le Hot Wheels prodotte anno per anno

Il poster della serie completa Hot Wheels Main Line 2023

Hot Wheels Shark Bite
Hot Wheels Shark Bite
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Nuova sezione modellismo e collezionismo

Una nuova sezione dedicata al modellismo e al collezionismo di ogni epoca e genere

Sei mai stato affascinato da modellini di aerei o auto? Allora questa nuova sezione del sito è fatta apposta per te! Eterni bambini si nasce, mica si diventa. Fattene una ragione! Se da bambino adoravi le macchinine, le adorerai per sempre. Magari smetterai di comprarle, ma non potrai fare a meno di guardarle ai mercatini, nei negozi, in edicola e ovunque ti si paleseranno davanti agli occhi.

Se non per te, prima o poi ne comprerai una per tuo figlio, tuo nipote o il figlio del tuo amico con la scusa che sono per lui, mica per te… E’ tutto normale, puoi stare tranquillo. Sei sano.

Da bambino ero una vera peste ed ogni giorno tormentavo mia nonna per comprarmi una macchinina nuova. Santa donna, mi voleva un bene dell’anima e che pazienza che aveva. Ma io non volevo altri giochi, solo macchinine e aerei. Poi in famiglia avevo “il modellista”, mi zio, rimanevo estasiato ammirandolo mentre assemblava aerei in kit e guardando la copertina della scatola già pregustavo il risultato. Non potevo sapere che tutto questo si sarebbe trasformato in una vera e propria passione. Per me era solo un gioco.

Da lì a poco iniziai a costruire il mio primo modellino di aereo. Non ricordo il nome ma era un biplano della prima guerra mondiale in scatola Airfix o Italeri (uno dei due sicuramente perché il grande magazzino aveva solo quelli). I risultati non furono eclatanti e non importa se manco lo avevo dipinto. Chissenefrega! Lo avevo fatto io. Gli aerei sono sempre stati i miei preferiti e gli unici che abbia mai costruito. Mi piace la forma e come si maneggiano, sono divertenti da assemblare e ricchi di dettagli che difficilmente si possono trovare in modellini die-cast dello stesso tipo. E poi adoro il volo.

Con le macchine invece è tutta un’altra storia. Adoro i motori, adoro le auto ma non amo particolarmente costruirle! Rovistando tra negozi e bancarelle si trovano modelli di tutti i tipi e versioni speciali che soddisfano ampiamente la mia egoistica voglia di poterli ammirare sulla mensola raggiungendo un compromesso con la mia scarsa voglia di doverli assemblare (… ahimè qui la poesia svanisce un po’, lo so…) Inoltre, al contrario degli aerei, nelle auto vado a ricercare il modello particolare, ovvero quella versione speciale di quel pilota che ha vinto quella gara che che che…. Insomma, impossibile trovare kit di montaggio di questo tipo, anche se oggi giorno il panorama è migliorato molto.

AV 8B Harrier II

Ma partiamo con qualcosa di semplice e leggero: le macchinine. Felicità e spensieratezza in scala 1/64.

L’ultima voglia di collezione in ordine di tempo, le die cast in scala 1/64. Un vero e proprio perditempo. Come quando da bambino collezioni le figurine, così le mini auto hanno il fascino dell’unicità e le vorresti tutte. Con le figurine dovevi essere fortunato e sperare di aprire il pacchetto buono. Mentre con le macchinine vedi quello che c’è nel blister ma devi sperare che qualcuno prima di te non sia passato a fare incetta delle introvabili e rare. E’ comunque tornare bambini andare in giro a cercare i negozi e rovistare tra i modelli per trovare qualcosa di raro (ahime molto difficile ormai…).

In realtà non ne ho tantissime e tanto meno di particolare valore, ma vuoi mettere poter esporre in camera una carrellata di Corvette di tutte le annate o la nuova Hot Wheels dell’Alfa Romeo GTV col motore 3.0 6 cilindri di quel genio di Busso? Dovessi prendere tutti questi modellini in scala 1/18 non mi basterebbe un intero appartamento e poi per 2/3 euro la soddisfazione e la contentezza sono garantite! Dici poco!

Hot Wheels Store
Hot Wheels Store

Vai al Garage!

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Il Pizzo Emet o Piz Timun

26/06/2022

Pizzo Emet (Piz Timun per gli elvetici)

Altezza: 3.211m
Lunghezza percorso: 16,64 km
Dislivello positivo: 1.466m

Bellissimo giro in mezzo a stupendi panorami che si divide sostanzialmente in due parti. 
La prima dal parcheggio in zona Suretta poco dopo la diga di Montespluga (confine passo dello Spluga) fino al rifugio Bertacchi. Molto semplice, pianeggiante e adatto a famiglie.
La seconda che vi fa pagare tutto il dislivello che avevate scontato prima, ovvero dal rifugio Bertacchi alla cima (vedi qui sotto la traccia con il dislivello del percorso).

Traccia e dislivello trekking Pizzo Emet

Tralasciando la descrizione della prima parte, possiamo riassumere brevemente la seconda che sale abbastanza presto con forte pendenza e vi fa guadagnare circa 400 metri di dislivello. Si arriva quindi ad una zona pianeggiante in cui si può recuperare un po’ di fiato. Da lì si sale su rocce abbastanza stabili dove comunque è meglio non fidarsi troppo e terreno in forte pendenza molto friabile. Il consiglio è quello di tagliare verso destra aggirando il pendio seguendo i bolli rossi e gialli che di tanto in tanto si palesano davanti a voi. Terminata questa parte si arriva all’attacco della della lunga cresta che vi porta alla cima con tratti molto esposti in cui è consigliato seguire sempre quello che rimane del sentiero. Ci si troverà a fare tratti in arrampicata di 1° livello fino ad arrivare a 50 metri della vetta in cui troverete il famigerato “salto del gatto”. L’unico consiglio: NON SALTARE, ma affrontarlo in arrampicata come fatto fin qui.

Disarrampicata al rientro

Se fate il trekking in estate (almeno per quest’anno) non servono ramponi o ramponcini, ma sicuramente portatevi cappello, scaldacollo e una bella giacca wind-stop (io avevo pure i guanti!). Abbiamo preso più vento durante tutto il percorso che in barca a vela!

Buona navigazione a tutti!

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Il gigante morente

18/10/2020

Il Ghiacciaio Fellaría.

Uno dei più bei monumenti alla natura che abbia mai visto eppure anche uno dei più tristi.

Una maestosa meraviglia naturale che infonde angoscia ogni volta che un pezzo di ghiaccio crolla. Il tonfo dei giganteschi blocchi cadenti viene amplificato nella vallata. Il boato prodotto tocca il cuore. Impossibile rimanere indifferenti. Il grido di dolore del gigante morente è assordante.

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Le fotografie del gigante e della sua dimora

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Evvai con i secondi 3000!

28/08/2020

Dal terzo in poi non lo dico più! Prometto!
Però il giro è stato veramente adrenalinico! ????????????

Grazie ad un amico per aver condiviso con me questo spettacolare percorso! Di sicuro uno dei trekking più belli che abbia mai fatto. Grazie Grazie Grazie????????

Pizzo Filone 3133 m in un paesaggio a dir poco lunare???? Non ho incontrato anima viva da 2500 m in poi. La sensazione di immensità su in cima era impagabile. Al rientro, subito dopo la cima ho incontrato un camoscio. Era 30 m più in basso di me e probabilmente si chiedeva che ci facessi lì sopra!???? Nemmeno il tempo di tirare fuori il cellulare per la classica foto che è sparito dietro un dirupo! Che snob! Ma va bene così. Già tanto che si sia lasciato vedere!

Il percorso è il seguente:
Partenza da agriturismo Tresenda. Si può optare per il sentiero di fronte a voi dietro il masso scritto di fianco al tavolino per pic-nic oppure attraversare il ponticello a sinistra e seguire la strada di terra battuta. La strada è più dolce all’inizio e continua in salita non ripida. Il sentiero è ripido inizialmente per poi portarsi ad una sorta di saliscendi costante. Entrambi arrivano al ristoro Baitél del Gras dei Agnei.
Da lì si prosegue per l’unico sentiero possibile verso la bocchetta delle Mine. Il sentiero è piacevole, facile nel prato tra mucche e rigagnoli d’acqua. Viene quasi da mettersi giù nel prato e godersela (e non è detto che un giorno non lo faccia!).
A circa 2400 circa il sentiero inizia a salire più ripido con tratti in cui è necessario utilizzare anche le mani per maggiore sicurezza. Ci sono rocce esposte, la vegetazione si dirada e diventa tipica di alta montagna. Erba, rocce, muschio la fanno da padroni.
Si continua e si raggiunge il cartello del bivio per la bocchetta delle Mine e il Pizzo Filone o i laghi delle Mine. Continuiamo sul sentiero 116 verso la bocchetta.
Passeremo quindi due piccoli laghetti colore turchese che non hanno nome.
Alla bocchetta (2800m, qui tira parecchia aria, personalmente ho messo la giacca a vento e non l’ho più tolta fino a 2500 m durante il rientro! Cappuccio compreso…) si prende per il Filone. Il cartello vi da la direzione. Il sentiero non è proprio visibile ma diciamo che c’è una sorta di migliore direzione. I segni rossi e gli ometti di pietra si palesano agli occhi uno alla volta. Se non li vedete fermatevi a cercarli perché vi indicano la strada meno rischiosa che poi è l’unica. Qui è doveroso ringraziare il CAI di Livigno che ha fatto un lavoro superlativo e non era facile a questa altitudine e con tutto questo sfasciume di rocce.
Sostanzialmente si costeggia il monte verso sinistra, quindi il pendio è alla vostra destra. A questo punto si passa attraverso una piccola bocchetta e si fa il contrario. Ovvero si aggira il monte verso destra tenendo il pendio verso sinistra e si passa attraverso una seconda piccola bocchetta. Ora, attraverso un altopiano il sentiero diventa ripido e scivoloso in alcuni tratti. Passata la parte di terra dove il sentiero è abbastanza visibile e segnalato inizia l’avvicinamento alla cresta vera e propria che vi porterà in cima.
Da segnalare un tratto con catena. Da prestare molta attenzione soprattutto nella parte appena vi aggrappate alla catena, in quanto bisogna passare da destra a sinistra salendo attraverso un canaletto di 20 cm tra due rocce. Personalmente l’ho trovato abbastanza difficoltoso nella discesa e mi sono trovato a penzolare letteralmente nel vuoto!
Detto questo il percorso dai 2600 diventa impegnativo. Ripido, con sole rocce taglienti e pendii scivolosi di terra e pietre. La discesa è sicuramente più pericolosa della salita. Cercate sempre i segnali e gli ometti che vi aiutano a passare per la linea sicura. È facile inventarsi passaggi che solo all’apparenza sembrano tagliare ed essere più semplici ma rischiate di finire in punti in cui sentirete le rocce taglienti muoversi sotto i vostri scarponi. La terra sul pendio ripido, poi, è ancora meno stabile…
Il giro non è ad anello. Per tornare indietro si deve fare necessariamente il percorso inverso. Soprattutto dalla cima fino a quota 2600 circa. Sicuramente un percorso per esperti.

Buon Trek a tutti!

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I miei primi 3000!

I miei primi 3000!???? Non potrei intitolarlo in altro modo questo post!

Il Monte Vago (Al Vach) 3058 m. Un percorso bello e non difficilissimo ad esclusione dell’ultimo tratto della cresta in cui bisogna prestare molta attenzione ed essere ben lucidi! Totale 2 ore e 30 minuti ma da prendere con molta calma. Il tempo passa in fretta tra i panorami. Impossibile non fermarsi. Inoltre il sentiero arranca parecchio.

Dal confine Italo svizzero della Forcola si prende il sentiero 111. Si prosegue per prati e sassi fino al primo bivio in cui si può andare per il 111 piz Orsera o 112 lach dal Vach e al Vach.

Apro una breve parentesi sul Pizzo Orsera. Benchè il sentiero sia segnalato, nessuno si inerpica da quelle parti. Motivo? Il sentiero è degradato, praticamente tutto sfasciumi e pietre. Quindi vi darò lo stesso consiglio che ho ricevuto io: evitate di andarci. Parentesi chiusa.

Prendiamo il 112. Il sentiero è ben segnalato, sicuro tra prati e piccole pietre ma mai sdrucciolevole.

Arrivati a 2800m circa passerete una bocchetta che vi porterà alla vista del lago Vach. Il lago è di un colore turchese spettacolare. Sembra dipinto a mano. Bellissimo il panorama del gruppo del ghiacciaio del Bernina che fa da cornice al laghetto. Si può scendere al laghetto attraverso un sentiero di terra e sassi abbastanza ripido e scivoloso. Da fare con attenzione soprattutto in discesa. Il rientro verso la la cima deve essere fatto necessariamente al contrario.

Tornando al sentiero principale, proseguite tra le pietraie costeggiando la montagna. Il sentiero continua tra sassi ma sempre molto sicuro e ben segnalato. Verso i 2900 metri inizia la cresta del monte che porta in cima. Spettacolare anche qui il panorama con a sinistra la vallata con la vista di Livigno e del suo lago e a destra il lago Vach con il Bernina.

La cresta è da fare con molta attenzione. Sono tutte grandi pietre ed il sentiero è veramente da interpretare. È facile scostarsi un po’ e le pietre non sono stabili. Bisogna aiutarsi molto con le mani.

La cima ripaga degli sforzi. Panorami fantastici. A destra il Lach Vach e il ghiacciaio Bernina. Di Fronte il Paradisin con la val Nera e i due suoi laghetti. A sinistra tutta Livigno fino al lago!

Buon Trek a tutti!

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La Bocheta da Tropion

Ben ritrovati! Per sciogliere un po’ il ghiaccio con le parole e con le gambe, ho scelto di condividere un bel trekking che ho fatto questa estate a Livigno con meta la Bochéta da Tropiòn (Trumpjun o Trupchun per gli elvetici). Abbiate pazienza però, è il mio primo post in tema di percorsi trekking e in fatto di gambe… Work in progress anche lì!

Si parte dal ponte Calcheira e si va per il sentiero 175. Si inizia subito con un tratto ripido ma sicuro tra i boschi. Si raggiunge una strada asfaltata fino ad un incrocio con una fontana. È il piccolo agglomerato di case che prende il nome di Camposc Tin. Si segue sempre per il sentiero 175 verso la Bocheta da Tropjon. All’inizio è un bel sentiero all’ombra attraverso prati e boschi. Successivamente il sentiero diventa più faticoso e insidioso costeggiando la montagna attraverso una zona rocciosa scoscesa da prima sulla sinistra del torrente per poi passare sul versante destro attraverso un ponte. Il sentiero continua sempre attraverso dirupi scoscesi e molti ripidi tornanti. Troverete anche un piccolo tratto con una catena.

Bisogna prestare la massima attenzione soprattutto nei punti in cui si attraversano i piccoli rigagnoli d acqua. La roccia non è stabilissima e il sentiero tende a sparire dai vostri occhi, il tutto con pendenze importanti e… Vuoti!

Si arriva al Baitel da la Sascia 2420m. Un grosso masso con un piano in cemento dove troverete il tanto desiderato cartello che vi dirà le direzioni. Prendete il sentiero di sinistra, sempre il 175, verso il confine svizzero. Io ho optato per salire dal pendio erboso, sicuramente più ripido ma con un bel panorama. Altrimenti il sentiero “ufficiale” sarebbe appena sotto la terra franata e costeggia tutto il canalone. Inoltre, dato che al rientro da la Bocheta non è possibile fare un anello, ho preferito lasciare questo sentiero leggermente più semplice e meno impegnativo per il rientro in discesa. Ma dicevamo… preso subito il manto erboso che sale ripido a sinistra del Baitel, il sentiero praticamente scompare e non ci sono segnali. Solo gli ometti di sassi vi diranno il conforto di non esservi persi. Seguiteli con fiducia.

A 2680m c’è una pre-bocchetta in cui troverete i segnali rossi e bianchi del sentiero ufficiale: siete quasi arrivati. Il panorama è fantastico. Proseguite attraverso il pendio roccioso e ripido, sicuramente molto più pericoloso in discesa che in salita ed arrivate alla Bocheta da Tropion (2782 m).

Qui il vento freddo proveniente dal versante svizzero vi scioglierà i bollenti spiriti, quindi, non fate come me, portatevi una giacca vento o comunque qualcosa di molto coprente. Da lì in poi è parco Nazionale dello Stelvio lato svizzero. Sulla vostra destra c’è una postazione di artiglieria elvetica puntata sul confine italiano (‘tacci loro!). Appena prima troverete che il sentiero prosegue in territorio elvetico. Se vi aggrada lo potete fare tutto attraverso il pendio ripido e sabbioso molto insidioso in discesa che vi porta fino a St. Moritz. Quest’ultima parte però mi è stata suggerita ma non l’ho verificata, quindi attraverso un bus si può ritornare a Livigno.

Per tornare indietro, dovete fare necessariamente il percorso al contrario prestando moltissima attenzione a tutti i punti con sassi, terra e sabbia. Dalla bocchetta, guardando verso destra vedrete il Monte Saliente e sotto, un sentiero: è il 176 che vi riporta al punto di partenza per poter fare un vero e proprio giro ad anello. Lasciate perdere! Costeggiare quel monte dentro quei dirupi è insidioso e di sicuro pericolo benché sembri a portata di gamba! Tornate quindi indietro attraverso lo stesso sentiero da cui siete arrivati. Seguite sempre i segnali rossi e bianchi. Molto consigliato l’uso di bacchette per la discesa. Io non le uso mai ma ammetto che in questa circostanza avrebbero aiutato! In linea generale non è un facile sentiero per via del terreno scivoloso, dirupi alti da costeggiare su lembi di sabbia e roccia di pochi centimetri, pendenze importanti e veramente freddo con vento dai 2600m in poi, ma sa dare soddisfazioni e ripaga con panorami mozzafiato e fauna tutta da scoprire. Per esperti.

Ciao Ciao.

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